“Where streams of whiskey are flowing”*

La notizia è sconvolgente: Francia è un mercato mondiale di riferimento per il whisky

di Samuel Cogliati

gennaio 2017

Per chi si interessa di acqueviti solo occasionalmente e in modo molto tangenziale, la notizia è sconvolgente: la Francia è un mercato di riferimento nel mondo per il consumo di whisky, in particolar modo scozzese.

Io di distillati non capisco praticamente nulla, e ne bevo raramente, perché non li reggo. Ma scoprire che il whisky è di gran lunga l’acquavite più amata dai compatrioti d’Oltralpe (38,4% dei volumi di questa tipologia di alcolici) è una notizia che gela il sangue. Non ignoravo la passione dei transalpini per questo distillato di cereali, al punto da imporsi, in certi ambienti e in certi periodi, addirittura come aperitivo. In un certo senso, peraltro, questa passione mi sembra ricambiare quella britannica per i vini esagonali, in una entente cordiale che fa sorridere.

Cadere dal pero e scoprire però che 4 calici su 10 di superalcolici bevuti in Francia sono colmi del nettare di MacBeth è un’esperienza inattesa. La notizia, per me, non è infatti che i francesi amino single malts e blended, bensì che la classifica dei distillati e liquori più amati sia la seguente**: whisky 38,4%, liquori all’anice (pastis e simili) 26,6%, vodka 7,6%, rum bianchi 5,8%, amari 4,4%, liquori “moderni” 4,1%, creme di frutta 3,5%, e così via.

Quale sarebbe il problema? Il “problema” forse nessuno, ma la Francia produce tre di quelle che, a un profano come me, appaiono come tra le più raffinate acqueviti possibili: cognac (0,5% dei consumi), calvados (0,3%), armagnac (0,2%). C’è qualcosa che mi sfugge… Anche stavolta i francesi l’hanno fatta grossa. 

* Shane McGowan
** Dati 2013, Gira Food Service

cogliati@possibilia.eu