Quando Bordeaux è sottotono

(fotografia di Samuel Cogliati)

Château Montrose 1998: un capro espiatorio “a caso” per un problema reale. 

di Samuel Cogliati

agosto 2016

Château Montrose, second cru classé di Saint-Estèphe, non ha certo la reputazione di un vino di second’ordine. Nel corso dei 200 anni che segnano la sua storia, numerose vicissitudini lo hanno portato a oscillare, costruendosi la reputazione di un cru irregolare. Quest’etichetta rimane tuttavia saldamente tra i riferimenti qualitativi della più settentrionale delle appellation comunali del Médoc, dietro a Cos d’Estournel e quanto meno alla pari con Calon-Ségur.
Il problema non è dunque Montrose, ma Bordeaux. O meglio: una particolare fattispecie di Bordeaux, in realtà più diffusa di quanto non si dica: ovvero quando questo tanto celebrato territorio non riesce a portare argomenti in grado di giustificarne la distinzione né il prezzo. 

La bottiglia incriminata è un esemplare di Montrose 1998, atteso dieci anni in cantina, e finalmente aperto in una fase in cui, teoricamente, dovrebbe essere nella parte culminante della sua parabola evolutiva. L’annata non è quella del secolo, ma è tuttavia concordemente considerata di bell’equilibrio e di grazia confortante, specialmente sulla riva sinistra. Un’annata piuttosto “bordolese”, ovvero portata a esprimere un felice bilanciamento tra rotondità e maturità da una parte, e rigore dall’altra. È un millesimo che dovrebbe dare risalto alla più auspicabile delle qualità dei vini di Bordeaux: la finezza.
Ebbene, Montrose ’98 esita un poco sul fronte di questa qualità, ma soprattutto dimostra cedevolezza in termini di espressività, di carattere, di spessore. Nessuna obiezione di fondo da avanzare alla bottiglia degustata, che se la cava con contegno e mestiere. Il punto però è che un cru classé di una delle più prestigiose denominazioni girondine, in un’annata felice, a 100 euro o più e bottiglia, dovrebbe offrire qualcosa di più. Dovrebbe poter esibire distinzione. È questo il caso – di cui Montrose 1998 è solo un esempio tra i molti possibili – in cui Bordeaux perde credibilità e diventa difficilmente spiegabile e difendibile. 

Saint-Estèphe Château Montrose grand cru classé 1998
Granato fondo. Naso speziato e di tabacco, dolcezza modulata e di media concentrazione. Vellutato, erbaceo, tostato; più rotondo che unito, accusa una leggera diluizione. Ordine e lieve acredine nel finale. 
[vendemmia 22 settembre-6 ottobre; cabernet sauvignon 62%, merlot 30%, cabernet franc e petit verdot 8%]

Château Montrose Samuel Cogliati)
(Château Montrose 1998 – fotografia di Samuel Cogliati)

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