Château des Tours: il riscatto individuale per un riscatto collettivo

(foto © Samuel Cogliati)

Il côtes-du-rhône è un “vinello”? Io lo difendo da sempre; la bottiglia di Emmanuel Reynaud è un risarcimento morale. 

di Samuel Cogliati

febbraio 2016

Emmanuel Reynaud non ha la reputazione di un vignaiolo particolarmente espansivo né gioviale. Contestualmente, i suoi vini sono avvolti da un vago alone di mistero. Le notizie fornite sulla viticoltura e sulla vinificazione sono scarse e frammentarie.
Molto più apertamente nota è la fama del côtes-du-rhône come di un vino minore, addirittura mediocre. Un vino da smercio sfuso, nei tanti bistrot della Parigi che fu. Un rosso corrente e passante, comune e senza pretese. È l’idea che si ha normalmente di questa appellation, peraltro troppo ampia ed eterogenea per essere giudicata globalmente. Ma un’idea purtroppo anche fondata, duole ammetterlo, perché il nome (improprio) delle Côtes-du-Rhône è sfregiato da molte bottiglie (o bag-in-box) di qualità davvero modesta. 

Reynaud produce uno dei suoi côtes-du-rhône allo Château des Tours, nel nord del dipartimento del Vaucluse: è il vino proveniente dalla tenuta che gli fu storicamente assegnata dalla famiglia, prima che la scomparsa dello zio Jacques, nel 1997, gli consegnasse di fatto anche le chiavi del leggendario Rayas, a Châteauneuf-du-Pape.

Si sa dell’annata 2010 che, come e forse più che in altre regioni d’Oltralpe, è stata un millesimo memorabile. Ma questo non basterebbe, di per sé, a giustificare il livello qualitativo di questa bottiglia, tra le più entusiasmanti assaggiate nell’ultimo anno. Un vino che smentisce categoricamente l’incapacità di questa denominazione d’origine di raggiungere vertici qualitativi. Una mediocrità costitutiva che, personalmente, contesto a spada tratta da tempo.
Il rosso prodotto nella tenuta di Sarrians – sulla carta un terroir privo di grandi potenzialità, troppo basso in altitudine e generalmente troppo fertile – è frutto di un assemblaggio di grenache (65%), syrah (20%) e cinsault (15%). Poco o nulla è dato sapere della vinificazione, che dovrebbe tuttavia prevedere grappoli interi, macerazioni brevi con rimontaggi, affinamento in botti piccole usate, né chiarifica enologica né filtrazione.
Gustativamente il risultato, per me, è il seguente: 

Côtes-du-Rhône rouge Château des Tours 2010
Speziato, orientale, borgognone, elegantissimo, profondo. Fiori e frutta sotto spirito di intense esuberanza e raffinatezza. Animale e spiritoso. Sfacciato e lunghissimo. Amaro da chinato. 

Da bere oggi; reggerà tuttavia bene ancora alcuni anni. 

(Château des Tours 2010 – Samuel Cogliati)
(Château des Tours 2010 – foto © Samuel Cogliati)

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