Champagne e diserbanti: verso un divieto assoluto?

(diserbo violento in Champagne – foto Samuel Cogliati)

I produttori bio chiedono che gli erbicidi siano vietati dal 2017: lo scossone che ci voleva? 

di Samuel Cogliati

marzo 2016

Il numero, il 17, non è di quelli che, sulla carta, portano fortuna. E agli occhi di numerosi viticoltori la scadenza appare senz’altro molto, troppo ravvicinata. Ma tant’è: durante l’ultima assemblea plenaria (8 marzo) del sindacato di categoria, il Syndicat Général des Vignerons, l’Association des Champagnes Biologiques (Acb) ha chiesto ufficialmente di proibire l’utilizzo dei diserbanti chimici per tutte le vigne della regione, a partire dal 2017. Una richiesta che avrà certamente fatto sobbalzare gran parte dei viticoltori locali, che si stima diserbino ancora con prodotti chimici di sintesi tra l’85 e il 90% della superficie vitata regionale. Da decenni, la Champagne è in testa alle regioni agricole francesi per consumo di pesticidi, assieme alla Bretagna, alla Charente, al Bordolese, al Pays Nantais. 

L’Acb ha chiesto che tale divieto figuri in nero su bianco nel disciplinare di produzione – il cahier des charges –, che ad oggi impone solo l’inerbimento permanente degli spazi di manovra in fondo ai filari. A formulare la proposta, durante l’assemblea, Jean-Pierre Fleury (Maison Fleury) e Bertrand Gautherot (Domaine Vouette & Sorbée), membri dell’Acb. Ma anche Vincent Laval (Domaine Georges Laval), presidente del sodalizio bio, si è apertamente espresso (vedi l’intervista e il servizio a France 3 Champagne-Ardenne), facendo notare che per lungo tempo si è praticata la viticoltura senza diserbo, e che questa opzione impatta tra 0,10 e 0,30 € sul costo di ogni singola bottiglia di champagne… 

Il bio in Champagne rappresenta ancora lo 0,9% della superficie coltivata a vite – qualche decimale in più se si tiene conto anche delle superfici in conversione –: un peso irrisorio, dal punto di vista quantitativo, sull’insieme del sistema champagne. Ma sul fronte qualitativo, di affermazione internazionale e di immagine, questa minoranza “verde” conta ogni anno sempre più, e sta gradualmente contribuendo a cambiare il volto di una regione e di un vino non propriamente dinamici, rispetto a molti altri. Che si stia assistendo a una piccola, ma dura “spallata” allo status quo? Proprio Gautherot ha dichiarato, ai giornalisti regionali di France 3, che «i progressi sono spesso passati attraverso dei “colpi di forza”». Di certo la Champagne non è abituata a scossoni di questo tipo e a tanta franchezza. Il disciplinare ha introdotto negli ultimi anni qualche piccola miglioria ambientale e qualitativa; segno che le cose stanno iniziando a muoversi, sia sulla carta sia nei fatti. Seguiremo con grande interesse il futuro di questa proposta forte. 

cogliati@possibilia.eu