Pinot nero in Italia? Ecco una declinazione convincente

(foto Samuel Cogliati)

“La Valletta” di Michele Loda: persuasivo senza fronzoli

di Samuel Cogliati

gennaio 2016

Tre cose che non sono certo novità: 1) produrre pinot nero fuori dalle sue rare aree d’elezione non è un’impresa facile; 2) non sono un sostenitore dell’esportazione dei vitigni; 3) a maggiore ragione, non parteggio per l’impianto del pinot fuori dalla madrepatria. Di conseguenza, ammetto di dover compiere uno sforzo per liberarmi il più possibile dai pregiudizi e dalle esperienze pregresse, quando assaggio un vino ottenuto con questo vitigno in Italia.
Il nodo della questione mi pare sia evitare, da parte del produttore, ambizioni e risultati caricaturali. Semplice da dire, meno da realizzare, anche perché ci si scontra inevitabilmente con l’ingombrante modello di successo. Quale altra fonte di ispirazione allora, se lo scopo è produrre un vino che faccia astrazione da una matrice – quella borgognona, ovviamente – ossessionante al punto da condizionare i gesti di chi produce, ma anche le aspettative di chi beve? 

In passato avevo assaggiato varie volte il pinot nero tranquillo del Pendio, la prima quando ebbi la fortuna di accompagnare Sandro Sangiorgi nella sua visita a Gigi Balestra, destinata a un’intervista su Porthos. Credo fosse il 2005. Eppure non ho memoria di essere stato colpito da quel vino. Non è improbabile che la colpa fosse mia, della mia distrazione o leggerezza, e non del vino. Ma non è neanche balzano pensare che quel vino non avesse allora le caratteristiche per colpire il bevitore, come non le ha neanche ora, a quanto pare. Proprio in questo fatto credo risieda l’elemento chiave per comprendere quella bottiglia. La Valletta – questo il nome del pinot prodotto oggi da Michele Loda a Monticelli Brusati, in Franciacorta – non è un vino d’impatto, almeno nell’annata che ho assaggiato io. Non è un vino fatto per sorprendere, né per scimmiottare un borgogna. Ho avuto modo di degustarlo e berlo di nuovo due volte, a distanza di poche settimane, e l’impressione è appunto quella di un vino lasciato vivere di vita propria. Non intendo dire con questo “abbandonato a sé”, tutt’altro: la fattura vinicola appare accurata e pertinente. Ma la mano gentile di Michele non si sforza di imprimere alla Valletta un’identità obbligata, uno schema da seguire, con la prescrizione di esprimere il pinot nero. La Valletta è vino prima e dopo di essere pinot nero, persino nonostante la rarefatta presenza dolce di rovere che ne abita il profumo e che, superficialmente, si potrebbe essere indotti ad associare con una facile quanto barocca evocazione d’Oltralpe. La vittoria di questa bottiglia è dettata proprio da questo trascendere il vitigno, un vitigno la cui forte personalità è troppo spesso automaticamente abbinata a un’idea gustativa e stilistica. 

Sebino igt pinot nero “La Valletta” Il Pendio 2013
Inizio di leggera e gentile impronta legnosa, accogliente e speziato, non insistente. Fine vinosità e una certa ritrosia (giovanile?).
Lieve ed elegante nel sapore, carnoso, preciso, con un ritorno del rovere. Sapidità minuta e confortante misura. 

Queste le informazioni tecniche fornite da Loda sul sito internet del Pendioproduzione media annua: 15 ettolitri. Forma di allevamento: Guyot doppio. Vinificazione in acciaio inox: 2 mesi. Affinamento in legno: 18 mesi (barrique: di rovere dell’Allier  da 225 litri). Affinamento medio in bottiglia mesi: 6 mesi. Tenore alcolico: 13,1%. Zuccheri: 2 g/l. Acidità totale: 6,1 g/l. Acidità volatile: 0,43 g/l. pH: 3,43. Estratto secco: 24,8 g/l.  

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