Ritorno sull’Etna (v)

(Il versante orientale dell’Etna a Zafferana Etnea – fotografia D. Pennisi)

A Oriente. Note d’assaggio di due etna bianchi.

di Giorgio Fogliani

maggio 2017

Storicamente legato al versante orientale del vulcano, l’etna bianco, ottenuto principalmente dal carricante, vive purtroppo, dal punto di vista dell’attenzione mediatica ma anche dei volumi prodotti, all’ombra del rosso.

La mia frequentazione di questo vino è soltanto episodica; non tenterò dunque, almeno per ora, di darne una visione d’insieme che voglia essere significativa, ma solo una sorta di “assaggio” attraverso due tra le etichette più rappresentative. Interpreti di primaria importanza sono infatti Salvo Foti, con i suoi Vigneri, e Benanti, forse l’azienda che più d’ogni altra ha creduto nel carricante, nonché una di quelle in grado di vantare maggiore “profondità” in termini di storico di annate in bottiglia, profondità con la quale ha dimostrato il potenziale evolutivo dei migliori etna bianchi. Una parte del merito va peraltro allo stesso Foti, che vi ha lavorato fino al 2012 (ultima vendemmia esclusa).

Si tratta di vini dal profilo aromatico tutt’altro che esuberante, lontano dagli stereotipi legati ai bianchi meridionali, ma che trovano la loro chiave di lettura dell’accoppiata sapidità-acidità (quest’ultima, naturalmente molto elevata).

Foti produce oggi due etna bianchi superiori, Aurora e Vigna di Milo Caselle, mentre l’azienda oggi condotta dai gemelli Antonio e Salvino Benanti è storicamente legata all’etna bianco superiore Pietramarina, anch’esso proveniente da contrada Caselle a Milo. Vigna di Milo subisce un breve passaggio in legno, mentre Pietramarina è vinificato e affinato interamente in acciaio con una lunga permanenza sulle fecce fini.

Etna bianco superiore 2014 “Vigna di Milo Caselle” I Vigneri
Carricante 100% da una vigna giovane impiantata a piede franco. Foti sta conducendo una sperimentazione con l’università di Palermo per studiare più approfonditamente il comportamento della fillossera sui terreni etnei. «Mi chiedo se non si sia iniziato a innestare su piede americano più per paura che per effettiva necessità», dichiara.
Naso assai elegante, di mela matura, origano e miele. Tocchi di burro e mandorla tradiscono appena un affinamento in legno sapiente e ben dosato. In bocca il vino ha contegno severo, un’acidità mai mordente e mai fine a sé stessa, buona progressione e una sottile mineralità, leggermente ferrosa.

Etna bianco superiore “Pietramarina” Benanti
Carricante 100% da vari vigneti, ottuagenari, in contrada Caselle, a Milo, 950 mslm. Vinificazione in acciaio a temperatura controllata (18-20 °C), permanenza di due anni sulle fecce fini, ulteriore affinamento in bottiglia.

2016 (in vasca)
Ha il naso più aromatico di tutta la verticale, teneramente infantile: agrumato e floreale, piuttosto spigliato. Fresco e allungato, è un vino cui non mancano né la struttura né la godibilità.

2015 (in vasca)
Leggerissima riduzione. Annata più piovosa: naso più “acquatico”, con note di ciottoli di fiume, sentori agrumati più cupi (limonosi) e fermentativi. Bocca nervosa, dall’acidità masticabile e croccante. Medio corpo, con un piccolo vuoto a centro bocca. Vino semplice e immediato, ma per nulla banale.

2014 (in vasca, imbottigliamento a fine aprile 2017, in commercio nel 2018)
Ha da poco subìto una filtrazione (0,65-0,45 micron) che lo ha temporaneamente stressato e probabilmente impoverito. L’azienda sta peraltro vagliando la possibilità di usare filtri più larghi. Il naso appare un po’ fermo, con qualche nota vegetale; la bocca rivela l’indubbia materia di un’annata solare, che andrà attesa.

2013
Naso enigmatico e ritroso; di nuovo il carattere “fluviale” della 2015, appena lievemente floreale. Corpo medio, bocca salda ma non statica, mineralità sottile e un timido ma intrigante accenno ossidativo (nocciola) nel finale.

2012
Millesimo più caldo e profilo più solare e maturo, con un frutto più generoso e floreale più netto, ma per nulla sfacciato. Vino di leggibilità più immediata, più grasso, ma che non perde in slancio, e gustoso. Di nuovo un principio ossidativo (noce) nel finale.

2010
Annata irregolare, instabile e piovosa. Profumi già marcatamente evolutivi, ma vino perfettamente integro. Sembra però avere meno dinamismo dei precedenti.

1995
Annata sulla carta non tra le più felici, ma bottiglia che illustra alla perfezione la longevità di questi vini. La marca ossidativa è delle più nobili (mandorle), l’acidità è più vibrante che mai, il finale caldo e leggermente piccante. Vino fieramente anziano, di grande contegno.

Le degustazioni si sono svolte in azienda, a bottiglie scoperte, alla presenza dei produttori nell’aprile del 2017.

Ad Antonio e Salvino Benanti, come a Salvo Foti, il mio sentito ringraziamento per l’accoglienza e il tempo dedicatomi.