Ritorno sull’Etna (iv)

Le contrade di Benanti in verticale

di Giorgio Fogliani 

Viagrande (CT) – maggio 2017

L’azienda dei fratelli Antonio e Salvino Benanti, che nel 2012 hanno raccolto il testimone del padre Giuseppe, vanta una storicità e un’esperienza pressoché uniche per questa zona, in grado di valorizzare un percorso degustativo come la verticale. 

Due sono le etichette “di contrada” di etna rosso, Rovittello e Serra della Contessa, vini, in particolare il secondo, che assieme a Pietramarina hanno reso celebre l’azienda nata alla fine degli anni Ottanta.

Rovittello è un borgo che sorge sul versante nord-nordest dell’Etna, a cavallo della SS120, tra Solicchiata e Linguaglossa. Il vigneto dell’azienda (nerello mascalese e cappuccio di 80 anni circa) si trova a 750 metri d’altitudine, su un suolo sabbioso. Antonio Benanti lo descrive come un microclima decisamente più fresco rispetto a Passopisciaro e Randazzo (rispettivamente 6 e 14 km più a ovest), forse anche per la maggiore vicinanza al mare, tanto che l’epoca di maturazione è sfalsata di alcuni giorni in avanti.

2012
Annata calda e asciutta. È la prima vendemmia condotta senza Salvo Foti, e vinificata interamente da Enzo Calì, che già da una decina d’anni lavorava in azienda. Lo stile dei vini si è mosso, per precisa scelta, verso maggiori immediatezza, frutto e facilità di beva, con un uso più limitato dei tonneaux in favore di botti più grandi.
Naso non privo di un certo calore, ma che giostra soprattutto su note balsamiche e floreali. In bocca rivela freschezza e una certa dolcezza (confettura di fragole), nonché una gestione del tannino molto attenta e levigata, difficile da trovare in etna rossi di quest’annata. Una riuscita e godibile interpretazione moderna del territorio.

2004
Millesimo molto positivo e vino più vivo che mai: come spesso i rossi di Foti, ha tinta profonda e naso su toni cupi (boschivi, inchiostrati e di frutta scura) con un carattere altero e molto affascinante; il contributo del rovere non è in alcun modo di disturbo. La bocca ha definizione e setosità, con una maggiore presenza tannica e una mineralità fine e sabbiosa.


Prodotto sul versante sud-est, in prossimità del Monte Serra, una delle più antiche formazioni vulcaniche dell’Etna, Serra della Contessa è un uvaggio di nerello mascalese e cappuccio (quest’ultimo in percentuale leggermente più alta rispetto a Rovittello, poiché quest’uva è nel versante meridionale del vulcano più diffusa) compiantati in una vigna del 1910. Quote altimetriche più basse (500 mslm) e vendemmia più precoce (fine settembre/inizio ottobre) dànno generalmente – spiega Antonio Benanti – vini un poco più fruttati e di maggior volume rispetto al versante nord.

2012
Il registro floreale piuttosto immediato ricorda quello di Rovittello, ma con concentrazione leggermente superiore. Bocca di apprezzabili freschezza e verticalità, finale affidato a un tannino di nuovo assai arrotondato.

2011
Annata calda. Vino meno immediato, dal naso più “compatto” e solare, “estivo” (pomodori essiccati). Bocca polputa e golosa, grande diffusione del sapore e gustosissima trama tannica.

2002
Naso meno impattante dei precedenti, più sussurrato ma forse anche un po’ stanco. Bocca con meno grinta, rotonda e rifinita ma leggermente asciugata; è l’unico dei vini degustati a subire un poco il rovere.

fogliani@possibiliaeditore.eu