Inizia la crisi anche in Champagne

Inizia la crisi anche in Champagne

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(fotografia Feisty Tortilla – CC BY-NN 2.0)

di Samuel Cogliati

13 maggio 2020

Un crollo delle vendite stimato tra il 70 e l’80% nel bimestre marzo-aprile, con un –44% anche in grande distribuzione. Sono i dati del Syndicat général des vignerons de la Champagne (SGV) e dell’agenzia di ricerche IRI, e testimoniano dell’inizio di una crisi che si preannuncia violenta e duratura anche per il comparto spumantistico più blasonato del pianeta. Altri prevedono per il 2020 una contrazione delle vendite di 100 milioni di bottiglie (circa un terzo rispetto alla media). 

Una crisi che ovviamente non riguarderà solo le vendite, ma anche i pagamenti e l’organizzazione del sistema. Il Comité interprofessionnel du vin de Champagne (CIVC) ha infatti già deciso di posticipare le ultime due tranches di pagamento delle uve della vendemmia 2019, autorizzando gli acquirenti a ritardare di quattro mesi i saldi (da giugno-settembre a ottobre-gennaio, a patto che ci sia un “accordo” tra négoce e viticoltore); non si fanno invece previsioni sulla possibile data della prima tranche per la vendemmia 2020 (solitamente a dicembre). Non solo: le transazioni dei vini sur lattes, ovvero in catasta, sono sospese fino all’8 giugno (e chissà che non arrivino proroghe). Queste drastiche misure sono state prese in deroga alla regolamentazione europea, come previsto per i casi di gravi crisi economiche. 

Altro punto critico: la gestione delle vigne. Se, come ormai “da contratto primaverile”, grandine e gelo hanno già parzialmente imperversato, impattando su alcune centinaia di ettari (specie nella Vallée de la Marne), anche le prospettive per i prossimi mesi non sono rosee. Preoccupa in particolare la vendemmia, durante la quale rispettare il distanziamento e le misure di sicurezza non sarà un’impresa semplice. Che il 2020 rappresenti una tappa cardine nel percorso che, prima o poi, potrebbe autorizzare la raccolta meccanizzata anche in Champagne?
Infine, difficile fare previsioni sui volumi autorizzati per le rese, su cui si dovrebbe decidere a luglio. Una domanda in forte calo dovrebbe indurre rendimenti limitati, magari selezionando su basi qualitative (!), ma se le uve saranno buone si potrebbe anche essere tentati di autorizzare gli stock per confezionare riserve di alto profilo. 

Come che stiano le cose, le istituzioni locali non sono serene. Il presidente del Syndicat général des vignerons, Maxime Toubard, confessa a Aude Lutun della redazione di Vitisphere: «Ne abbiamo per anni. Ma è troppo presto per dire se per uscire dalla crisi ci vorranno tre o dieci anni». È tristemente realista o mette le mani avanti? 

cogliati@possibiliaeditore.eu