Presidenziali francesi: rien ne va (plus)

di Samuel Cogliati

17 dicembre 2021

Il 10 e il 24 aprile 2022 la Francia eleggerà il/la suo/a prossimo/a presidente/ssa della Repubblica. Lo farà nel mezzo del proprio semestre di presidenza di turno dell’Unione europea.
La campagna elettorale è ormai entrata nel vivo, ma la situazione è quanto mai incerta, fluida e imprevedibile.

Un presidente in carica in testa nei sondaggi e che ovviamente si ricandiderà, ma che temporeggia nel farlo ufficialmente per beneficiare della visibilità mediatica riservata al governo (e che gli altri candidati contestano) e semplificarsi la vita per quanto attiene le spese di campagna elettorale.

Un’estrema destra insolitamente bipartita tra l’ormai habituée Marine Le Pen, al ballottaggio nel 2017 ma in calo nei sondaggi, e un polemista televisivo ancora più a destra di lei, Éric Zemmour (di origini ebree e algerine), lanciatosi ufficialmente questo mese, sulla scorta di un consenso in crescita, ma stella cometa forse già calante. La cosa interessante è che questa sorta di doppione nel campo dell’estrema destra rischia di inficiare le possibilità di entrambi i candidati di arrivare al secondo turno.

Una destra “di sistema” che ha designato con le primarie una candidata (Valérie Pécresse, presidentessa della regione di Parigi, l’Île-de-France) inattesa e ora a quanto pare con il vento in poppa.

Una sinistra allo sbando, talmente frammentata tra almeno tre candidati principali (Mélenchon, Jadot, Hidalgo + altri quattro “minori”), nessuno dei quali a due cifre, che si appresta così ad autoescludersi fin dal primo turno, come cinque anni fa.
Una nuova candidata di sinistra, Christiane Taubira, già europarlamentare e poi guardasigilli di Hollande, fautrice del matrimonio omosessuale nel 2013, donna e di colore, che si è dichiarata ufficialmente oggi e che molti a sinistra vedono come la sola personalità capace di riunificare i progressisti. Ma forse attraverso una nuova primaria a sinistra che nessuno dei concorrenti sembra voler accettare.

In un paese pesantemente colpito dal Covid, essenziale per l’unità europea, attraversato da fortissime tensioni sociali, lacerato dalle questioni religiose, terroristiche e di laicità, segnato dall’astensionismo elettorale, come si arriverà alle urne, evento che designa classicamente il nuovo “sovrano repubblicano” e la nuova linea di governo? • 

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