Il beaujolais bianco, questo sconosciuto

(Beaujolais – fotografia © Giorgio Fogliani)

Borgogna bianco in bemolle minore? Forse no… 

di Giorgio Fogliani

agosto 2017

Giustamente celebre per i suoi golosi rossi da gamay, il Beaujolais registra anche una assai meno rinomata e frequente versione bianca: AOP fantasma? Niente affatto: più di 200 ettari in produzione e circa 1.800.000 bottiglie nel 20141 sono qualcosa di più che una curiosità. E potrebbero essere ben più numerose se, come racconta Jean-Paul Brun, vignaiolo a Charnay, molti viticoltori non preferissero iscrivere i propri vigneti alle AOP Bourgogne blanc e Crémant de Bourgogne, per cui il négoce è disposto a pagare le uve qualche centesimo in più. 

Un beaujolais blanc è quasi sempre uno chardonnay (esiste una deroga per l’aligoté, ma solo fino al 2024) e va considerato quindi la più meridionale tra le versioni borgognone di questo vitigno. Del resto, se anche non si volesse considerare il Beaujolais come estrema appendice della più blasonata regione, basti ricordare che un borgogna bianco può essere tranquillamente ottenuto da vigne coltivate in vari comuni del Beaujolais, senza che l’etichetta abbia l’obbligo di specificarlo. Ancora, i suoli che nel Beaujolais ospitano le viti di chardonnay sono quelli della sua parte meridionale, le cosiddette “Terres dorées” (“terre dorate”) o “Pierres dorées” (“pietre dorate”), che sono argilloso-calcaree, a differenza della zona più settentrionale della regione, quella dei dieci cru, che è granitica, e quasi interamente votata al gamay (anche se il calcare ritorna qua e là all’estremo nord dei cru, che non a caso confina col Mâconnais). Lo stesso Brun rivendica, in un’intervista al Rouge&leBlanc2 (e al sottoscritto, più o meno con le stesse parole), che il calcare dei suoi vigneti «è del Giurassico, come a Montrachet!».

Inutile nasconderlo: i grandi bianchi borgognoni sono il convitato di pietra di ogni beaujolais blanc, come forse di tutti gli chardonnay del mondo, e il rischio-caricatura è sempre in agguato, quando non si cede alla tentazione opposta, quella di fare un vino mediocre per riempire una fetta di mercato poco esigente. Pure, quando il beaujolais bianco si libera dai complessi, e se è prodotto con la giusta cura, le sue migliori versioni sono vini da prendere sul serio, anche se generalmente di semplice approccio: aggraziati, dal fruttato delicato, a volte giustamente più ambiziosi. Ma soprattutto, a prezzi ragionevoli.


 

La degustazione 

Beaujolais blanc “Classic” Jean-Paul Brun – Domaine des Terres Dorées 2016
Giovanissimo e ancora un po’ stilizzato nei suoi aromi fermentativi (yogurt) e appena fruttati. Fresco, longilineo e lineare, dal finale sassoso; cerca e trova un’espressione semplice ma per niente banale.
Annata «equilibrata», proviene da un appezzamento esposto a sud, a Lardy. È il più semplice dei due chardonnay di casa Brun: vinificato e affinato in cemento e acciaio.

Beaujolais blanc “Vinification bourguignonne”  Jean-Paul Brun – Domaine des Terres Dorées 2015
Ben più maturo, ma mai opulento; rovere presente ma misurato; crema e limone. Fa mostra di grande equilibrio tra acidità e grassezza; molto bello il finale.
Dalla stessa vigna del “Classic”, ma in un’annata decisamente calda. Vinificato e affinato in barrique.

Beaujolais villages blanc Jean-Marc Burgaud 2015
Vino compassato, quasi scolastico: ha calore e una certa grassezza, ma non è stucchevole. Dotato di materia autentica, è un bicchiere rinfrescante, dal finale appena amaro.
Da un vigneto giovane a Lantignié, su una “vena” argillosa nella zona in cui domina il granito, vicino al cru di Régnié. Solo acciaio.

Beaujolais blanc Georges Descombes 2015
L’espressione di beaujolais bianco più immediatamente espressiva tra quelle assaggiate: naso più ricco, con suggestioni floreali, di susina ed erbe aromatiche. Bocca insieme materica e tesa, molto allungata.
Da un vigneto a Lantignié, “vena” argillosa nella zona granitica, vicino Régnié. Cemento e legno.

Le note sono il frutto di assaggi in cantina, a bottiglia scoperta, alla presenza del produttore, ad eccezione del vino di Burgaud, bevuto in un bar à vins

fogliani@possibiliaeditore.eu

(Beaujolais – fotografia © Giorgio Fogliani)
(Beaujolais – fotografia © Giorgio Fogliani)

 

1 Fonte: www.beaujolais.com, dati arrotondati da me che comprendono sia il Beaujolais blanc tout court sia la versione Villages.

2 Proprio la prestigiosa rivista transalpina ha dedicato al beaujolais bianco un ampio servizio nel suo numero estivo del 2015, il 117, a firma di Henri-Noël Lagrandeur e Philippe Bouin.