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Il periodico
Dopo una laboriosa (e avventurosa) preparazione, a ottobre 2009 esce il numero zero di www.possibilia.eu periodico online per curiosi. Una realizzazione che riflette l'orizzonte libero e senza preconcetti della nostra linea editoriale.
Da subito, un gruppo di autori aderisce al progetto, alcuni dei quali formano il nucleo redazionale più stabile.
Possibilia si non si propone di fare informazione in senso stretto: tante altre testate più veloci e attrezzate ricoprono già questo ruolo. La nostra rivista desidera offrire ai suoi lettori contenuti insoliti, dando diritto di cittadinanza a temi o chiavi di lettura spesso trascurati o snobbati. Un periodico generalista a 360 gradi? Solo in parte. Possibilia non funziona per compartimenti tematici, ma per modalità di approccio alla materia. Accoglie così una sezione per Dilettarsi, una per Pensare e una per Sorridere. Si aggiungono una sezione di News - la sezione “d'attualità” della testata - e una sezione destinata ai Pubbliredazionali, con lo scrupolo di mantenere eticamente distinti contenuti commerciali e redazionali, valorizzando così entrambi.
Con la nuova versione della rivista, inaugurata nel 2012, abbiamo deciso di aggiungere una sezione (le Rubrilie) dedicata alle nostre passioni: il vino, il rugby e il viaggio.

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I libri
Nel 2010, gli esiti incoraggianti della rivista e il desiderio di ampliare il progetto editoriale dànno vita alla parte cartacea della nostra attività.
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Sono ancora qua (e me la rido)
La persistenza geniale della rockstar modenese.
Alla faccia degli sberleffi, dei delusi, dei critici e della derisione.


di Samuel Cogliati

Vasco Rossi è un genio. E la sua genialità si misura oggi, a quasi sessant'anni, non nelle canzoni ormai leggendarie dei suoi anni Ottanta.
Mi sono imbattuto nel video della sua ultima hit più o meno per caso, cliccando qua e là su internet. Basta digitare vasco su un qualunque motore di ricerca o su YouTube. Devo dire che mi aveva incuriosito il fatto che questa canzone fosse stata scelta da Milena Gabbanelli come colonna sonora del promo della nuova stagione di “Report”. Perché scegliere Vasco - vecchia rockstar commerciale, trita e ritrita - con l'ennesimo singolo uguale? In quel caso, probabilmente, ha contato anche il tema del ritorno, Leitmotiv della canzone e funzionale al messaggio televisivo. Ma con tutto ciò che i consulenti musicali Rai potevano scovare, proprio Vasco Rossi?!

Alla fine, però, quel video sono andato a vedermelo. Ed è geniale. Geniale nella sua studiata, perspicace banalità. Vasco è lì, in abiti discinti (una maglia, un giubbotto da bazar, un paio di jeans), spettinato da risveglio, malraso, davanti a uno sfondo color verde acqua (un semplice telone). La camera è sempre su di lui, e lui canta, senza preoccuparsi troppo del sincro. Il regista ci ha messo lo zampino, creando un bel montaggio che dà dinamismo alle immagini.
«Sembrava la fine del mondo / e invece sono ancora qua / col cuore che batte più forte / la vita che va e non va / al diavolo non si vende / si regala». Insomma: fate e dite un po' quel che vi pare, guardate, giudicate, amate, odiate... io sono ancora qua (e me la rido). Per quanto tempo non si sa, ma intanto ci sono. Filosofia spiccia.
Con qualche milione di euro in banca si fa presto... e si fa presto quando qualunque cosa si componga o si pubblichi, bene o male funziona. Ma in fondo, una volta raggiunto un tenore di vita standard (casa, auto, vacanze, lavoro non precario) siamo un po' tutti sullo stesso piano e di ricchi infelici e depressi se ne contano a centinaia.

Eh già, naturalmente, è l'ennesimo pezzo “fotocopia”. Da tempo il Blasco vive di composizioni di maniera: applica a poche nuove idee la sua tecnica di composizione fatta di frasi incomplete (in retorica si chiama “reticenza”), di impliciti intra- ed extratestuali, di parole semplici dell'italiano colloquiale, di concetti “base” condivisibili, e di altre diavolerie del genere. Tanto che sono anni che il sospetto che al signor Rossi potesse bastare un bravo ghostwriter era venuto; ma non sarò certo io ad affermarlo, perché non ne so niente e in fondo è irrilevante.
E il video di Eh già è un'astuta costruzione per sottolineare la semplicità del Vasco della porta accanto, sia questa immagine vera o falsa.

In fondo, in un mondo di rockstar logorate dal ridicolo, ostinate a mascherare il passare del tempo, carbonizzate da uno show business che polverizza tutto alla velocità della luce, Vasco Rossi resiste, con la forza dell'ironia (vera o falsa) e di un'immagine non pretenziosa. Quando torna sul terreno che gli è più congeniale - forse perché è ciò che davvero pensa - non si riesce a non sentirlo un po' vicino, un po' autentico. E benché faccia parte di un ingranaggio più grande di lui, l'impressione è che non se ne lasci stritolare, perché senza troppi camuffamenti riesce a rivendicare qualcosa: non mettere troppa distanza tra ciò che è realmente e l'immagine che il mercato gli chiede.
Ammesso che Vasco ci prenda un po' tutti in giro, lo fa con una certa, dignitosa trasparenza. Ed è per questo che, tutto sommato, è ancora qua.

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